Recensione dell'opera Turandot di G. Puccini - Teatro Goldoni di LivornoIn breve: |
A questo punto, la musica di Puccini inizia a risuonare: con equilibro tra tecnica e passione, Oliver von Dohánnyi dirige l' Orchestra Filarmonica Veneta “G. F. Malipiero” , impegnata in un complesso organico di strumenti, tra cui il sassofono contralto, presente per la prima volta nella storia dell'opera lirica. Fulcro dell'azione scenica diviene l'imponente struttura posta al centro del palco (scenografia di Ezio Toffolutti ), un po' carrozzone di artisti ambulanti, un po' tenda da circo: come in una stampa orientale, al suo interno si palesano i misteri del sanguinario impero di Turandot. Se all'inizio della rappresentazione i movimenti del Coro del Teatro Sociale di Rovigo (diretto da Giorgio Mazzucato ) erano naturali, correlati ad azioni di vita quotidiana, adesso diventano ampi, a tratti meccanici, descrittivi delle varie reazioni a ciò che accade; celati da maschere con differenti espressioni, i volti diventano quelli di fatate bambole di porcellana. Sotto la guida del clown, sempre presente a commentare mimicamente gli eventi, i personaggi principali prendono vita. Di forte impatto il soprano Giovanna Casolla , Turandot dal timbro corposo e sicuro, imponente e severa in gesti e sguardo. Il coreano Francesco Hong veste i panni di Calaf: forte di una lunga esperienza nel repertorio pucciniano e verdiano, il tenore è potente e disinvolto negli acuti; convincente la sua interpretazione, sebbene risulti poco espressiva dal punto di vista corporeo. La voce melodiosa del soprano Rachele Stanisci , abile nelle sfumature di volume e nei vibrati, rende con canto e movimento la fragilità e lo struggente coraggio della schiava Liù : seppur personaggio marginale dal punto di vista narrativo, a lei è dedicata una delle pagine più importanti di Puccini, rendendola così una delle indimenticabili eroine da lui create. Spassosi e coinvolgenti nel loro fare clownesco, accentuato dai costumi colorati e dal trucco, sono Ping, Pong e Pang (rispettivamente il baritono Walter Franceschini, i tenori Max-René Cosotti e Cristiano Olivieri ), equilibrati e in perfetta sintonia canora. Unica interpretazione sotto tono quella del basso Elia Todisco , un Timur poco delineato, senza spessore. Si riscontra qualche stonatura, come l'elemento scenico della sedia sdraio all'inizio del terzo atto e la trasformazione dell'imperatore in sindaco nella conclusione, con tanto di fascia tricolore. Non del tutto convincenti le coreografie di Maria Cristina Madau , a tratti poco pertinenti (si pensi alla “danza hawaiana” evocata dai tre consiglieri) ed eseguite con incertezza.
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Mots clefs : MENING, spectacle de Henning Brockhaus Jean Menigault,
clown de Turandot - Puccini, clown a l'opéra, Clown classique
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